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Le aziende in Italia stanno imparando a gestire in-house il Programmatic

Il Country Manager per l’Italia dell’azienda ad-tech ci racconta il suo punto di vista sull’andamento della pubblicità programmatica nel nostro Paese

Intervista ad Alfonso Mariniello, Adform
19 luglio 2016
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Alfonso Mariniello

Nonostante i ritardi, la penetrazione degli strumenti programmatici all’interno dell’industria digitale italiana sta avvenendo rapidamente. Il settore è in forte crescita e sempre più aziende decidono di seguire questa tendenza investendo non solo in tecnologie ma anche in risorse umane, figure dotate delle competenze giuste per poter assicurare ai marchi una gestione interna delle piattaforme di scambio automatizzato, con un relativo efficientamento dei costi. Ce ne ha parlato Alfonso Mariniello, Country Manger per l’Italia di Adform, con cui abbiamo approfondito, più nello specifico, anche aspetti relativi alla realtà aziendale da lui guidata.

Come sta andando, secondo il vostro osservatorio, il mercato del Programmatic in Italia?

Si sta espandendo a ritmi sostenuti, l’azienda giova di questa tendenza positiva registrando tassi di crescita a due cifre. Tuttavia, bisogna constatare che ciò che si sta verificando è la diretta conseguenza di un settore dai tratti giovani, ancora nelle fasi iniziali del suo processo di sviluppo. La pubblicità programmatica non si sta aggiungendo alle altre forme di pianificazione ma le sta gradualmente sostituendo, sottraendo loro sempre più spazio. È interessante notare, inoltre, come questo strumento stia entrando in maniera sempre più strutturale all’interno delle aziende, che cominciano ad utilizzarlo senza l’ausilio di terze parti.

Quale orientamento stanno seguendo le aziende inserzioniste?

Ultimamente, emerge un forte interesse per gli investimenti in ambito tecnologico. Il marketing digitale è un’industria che si può “vincere” solo ricorrendo alla tecnologia e ad un know-how avanzato. Contrariamente a quanto accadeva pochi anni fa, le aziende non demandano ad altri soggetti la gestione degli strumenti, ma sviluppano delle competenze interne, al fine di operare con maggiore autonomia.

Avete nuovi formati o soluzioni in procinto di essere rilasciati?

Le attività di Adform coprono l’intero spettro della pubblicità digitale, siamo continuamente al lavoro. Offriamo soluzioni per gli operatori appartenenti sia al lato offerta, sia al lato domanda dell’industria. Abbiamo a disposizione, ad esempio, un ad server, una DMP e una DSP per agenzie ed inserzionisti ma anche una SSP per gli editori. Sviluppiamo nuovi formati ad hoc per i clienti su loro richiesta, ma a questo affianchiamo un’attività costante di ricerca e sviluppo, riuscendo ad anticipare le tendenze del settore.

Ha già detto che Adform è in forte crescita nel nostro Paese. Può fornirci qualche dettaglio in più in termini di numeri?

La nostra azienda si sta muovendo molto bene all’interno del mercato italiano. Ricalchiamo la tendenza positiva del settore e cresciamo a doppia cifra in termini di giro d’affari. Confermiamo le previsioni per la fine dell’anno, con un fatturato netto a +35% rispetto al 2015. Preciso che, poiché Adform è un’azienda non quotata e detenuta privatamente, il valore è generato per intero dalla vendita delle nostre soluzioni e non da operazioni finanziarie.

Su che cosa vi concentrerete in questa seconda parte dell’anno?

L’offerta di Adform è già abbastanza matura, copriamo l’intero spettro della pubblicità display. La nostra ambizione è realizzare progetti multi-piattaforma con aziende di grandi dimensioni. Lavoreremo per consolidare le collaborazioni con i clienti già nel nostro portafogli, come Sky, TIM, Direct Line, Unieuro, Euronics, ma anche per acquisirne di nuovi. Ci sono già diverse trattative in corso.

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