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Ad-blocking, le tre strategie di WAN-IFRA per contrastarlo

L’associazione internazionale che riunisce editori e operatori dell’informazione indaga, in un rapporto approfondito, il fenomeno dei filtri anti-pubblicità con lo scopo di individuare delle misure utili ad invertire la tendenza

di Cosimo Vestito
13 maggio 2016
ad-block

La pubblicazione del dato, questa settimana, secondo il quale sono 100 milioni le installazioni attive di AdBlock Plus, un numero che sarebbe raddoppiato rispetto a gennaio 2016, ha causato ulteriore turbamento tra gli editori di tutto il mondo. Le perdite che questo fenomeno avrebbe provocato ai publisher si attestano intorno ai 20 miliardi di dollari e suggeriscono che quello dei filtri anti-pubblicità è un problema costante, una minaccia crescente per gli attori lato vendita e per chi opera nell’informazione.

WAN-IFRA, sigla internazionale che raccoglie diversi editori di giornali con sede a Francoforte, ha appena rilasciato un rapporto sull’ad-blocking, tra i più completi dell’industria, che si propone anche di indicare alcune strategie per arginarlo.

Lo studio analizza più di dieci casi e prende in esame una serie di azioni intraprese contro i blocchi, considerando diversi approcci e iniziative messe in campo, da quelle individuali a quelle collettive, inclusi i provvedimenti delle aziende a livello nazionale.

Tre le principali linee guida tracciate dall’associazione, secondo un’ottica prevalentemente conciliatoria:

  • Migliorare, senza ulteriori indugi, l’esperienza dell’utente, di modo che la maggior parte di quelli che ancora non dispongono di un ad-blocker non sentiranno il bisogno di procurarselo. Il consiglio per gli editori è di eliminare i cookie che rallentano i tempi di caricamento e, molto semplicemente, di rifiutarsi di accettare formati pubblicitari invasivi;
  • Individuare modi per incoraggiare gli utenti con filtri ad accettare gli annunci. Il sempre più vasto corpo di ricerche su questo tema registra l’intenzione di inserire in lista bianca i propri siti preferiti o di disattivare i blocchi in cambio di un’esperienza pubblicitaria “leggera”. Il documento afferma che questo equilibrio sarebbe, comunque, finanziariamente profittevole;
  • Concentrarsi su opportunità pubblicitarie mobile-ready. I blocchi sono prevalenti su desktop rispetto al mobile, gli annunci nativi, almeno fino ad ora, sono meno colpiti, inoltre il focus sulle applicazioni è minore rispetto al web in generale. In questo senso, lo sviluppo intelligente di unità pubblicitarie di qualità elevata avrà il beneficio collaterale di contribuire a contenere lo slancio dell’ad-blocking.

In un’interessante analogia, lo studio paragona il fenomeno dei filtri all’onda di pubblicità via email dirette dell’ultima decade, la quale ha finito per diffondere i filtri spam. Si analizza, infine, la questione dalla prospettiva dei diritti e della privacy degli utenti, fattori che potrebbero limitare il raggio d’azione degli editori in determinati paesi, nella fattispecie quando intendono rilevare se un visitatore del loro sito naviga utilizzando un blocco anti-inserzioni.

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