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L’ad blocking costerà agli editori 27 miliardi di dollari entro il 2020

Secondo uno studio di Juniper Research, il fenomeno avrà un peso del 70,2% sui ricavi persi totali. Ma i filtri anti-pubblicità mostrano dei punti deboli: una ricerca di Catchpoint Systems rivela che, in alcuni casi, rallentano i tempi di caricamento delle pagine web

di Cosimo Vestito
28 giugno 2016
ad-blocking

Uno studio di Juniper Research, intitolato “Worldwide Digital Advertising: 2016-2020”, afferma che i ricavi da pubblicità digitale raddoppieranno entro il 2020, raggiungendo un valore di 285 miliardi di dollari.

La ricerca stima inoltre che l’ad blocking costerà agli editori 27 miliardi di dollari in ricavi persi nei prossimi cinque anni, pesando per il 70,2% del totale nell’anno 2020. È emerso, inoltre, che la maggior parte degli utenti dei blocchi rientra in una fascia d’età che va da 18 ai 29 anni, con i millennial di sesso femminile maggiormente propensi ad utilizzare questo strumento.

“L’adozione degli ad blocker è causata dalle preoccupazione dei consumatori relative all’uso dei dati mobile e alla privacy”, ha commentato Sam Barker, autore della ricerca, “Un altro incentivo all’adozione di questa tecnologia è la riduzione dei tempi di caricamento della pagina web”.

Anche se, in tal proposito, non sempre i filtri anti pubblicità si rivelano vincenti. A dimostrarlo è uno studio condotto da Catchpoint Systems, azienda di performance per siti web, che ha analizzato i tempi di caricamento dei siti mobile di venti marchi leader, operanti nei settori dell’informazione, della vendita di servizi finanziari e ai viaggi, comparando le navigazioni con ad blocker attivo e disattivo.

Curiosamente, i risultati mostrano che nonostante i tempi di caricamento siano più rapidi per la maggior parte dei siti quando i blocchi sono in azione, in particolare nel settore dell’informazione, le prestazioni peggiorano su sette siti mobili, specialmente per le aziende operanti nella finanza e nei servizi viaggi.

“Questa è una sorpresa: i risultati del nostro studio rivelano che a volte non sono gli annunci a compromettere le prestazioni ma gli ad blocker stessi”, ha commentato Mehdi Daoudi, Ceo e Co-Fondatore di Catchpoint Systems.

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