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Ad blocker: dopo Google ora arriva anche Apple

Nel nuovo sistema operativo High Sierra, Safari ospiterà un sistema di bloccaggio degli spot in auto-play e un filtro anti-tracciamento. Due novità che faranno felici gli utenti, ma, forse, non la industry pubblicitaria

di Alessandra La Rosa
06 giugno 2017
apple

Non solo Google. Dopo l’annuncio dell’arrivo dell’ad blocker su Chrome, con le sue possibili conseguenze sul mercato, anche Apple si schiera dalla parte degli utenti contro la pubblicità fastidiosa.

In occasione della recente conferenza WWDC, in cui ha presentato le sue ultime novità in termini di prodotti e servizi, la società di Cupertino ha annunciato due feature di Safari, disponibili col nuovo sistema operativo desktop macOS High Sierra ed entrambe legate al mondo pubblicitario.

La prima è un’opzione che agisce sui video in autoplay con audio attivo, automaticamente tenendoli in pausa fino a che l’utente non decide di farli partire. La novità, che sarà disponibile nel beta pubblico di High Sierra a fine giugno, renderà forse felici molti utenti, ma con ogni probabilità non sarà accolta altrettanto positivamente dal mondo degli editori, così come neppure dagli inserzionisti. I primi, infatti, potrebbero veder tagliati una parte dei loro introiti pubblicitari, i secondi vanificare degli investimenti in posizionamenti fastidiosi ma senza dubbio “viewable”.

La seconda è un ad tracker blocker, ossia un sistema che, se attivato, impedisce alle tecnologie di tracking di seguire gli utenti nella loro navigazione e raccogliere dati su di loro, in gran parte utili a fini di marketing. «Safari utilizzerà il machine learning per identificare i tracker, isolare i dati cross-site raccolti ed eliminarli cosicché la vostra privacy – e cronologia di navigazione – resterà solo vostra», ha spiegato Craig Federighi, SVP of software engineering di Apple.

Per quanto non si sa se la soluzione sarà attivata di default sul browser, quanto a livello di configurazione sarà richiesto agli utenti e se essa verrà estesa anche alla versione mobile di Safari, la novità rimane comunque un decisivo passo di Apple verso la salvaguardia della privacy dei propri utilizzatori e, anche in questo caso, una mossa che potrebbe andare a discapito della industry pubblicitaria, soprattutto quella data-driven. Apple, a differenza di altre big come Google, non deriva la maggior parte delle proprie entrate dalla raccolta adv.

Sul mercato sono presenti diversi filtri anti-tracciamento, sotto forma di applicazioni esterne da installare sui propri browser, proprio come gli ad blocker (una tra tutte, Ghostery). Ma averle già disponibili all’interno del programma di navigazione potrebbe rendere questi strumenti molto più diffusi di quanto lo siano attualmente, considerando la crescente insofferenza dell’utenza digitale nei confronti degli annunci invasivi e dell’utilizzo dei propri dati personali.

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