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Viewability: UPA e FCP-Assointernet firmano il primo vademecum sul tema

Giorgio Galantis, presidente FCP-Assointernet: ««Si tratta di un processo cominciato all’inizio del 2016, ma che guarda alla produzione di un’ipotesi di sistema in tempi molto brevi»». Prossimo step annunciato, un test che verifichi le discrepanze nella misurazione

di Teresa Nappi
01 febbraio 2016
Viewability-generica

Un Tavolo di lavoro congiunto e continuativo per affrontare il tema della Viewability dei formati pubblicitari display e video online. È questo il progetto messo in campo da UPA e FCP-Assointernet che oggi produce il suo primo importante risultato: un vademecum messo a disposizione di tutti gli operatori del settore.

Giorgio-Galantis-FCP-AssointernetIl documento, intitolato “Viewability: alcuni principi base per favorirne un uso più omogeneo nel mercato”, è in realtà un primo step di quello che sarà «un percorso atto a fornire un quadro di definizioni dei concetti relativi alla Viewability e delle best practice», ha spiega il presidente di FCP-Assointernet, Giorgio Galantis (in foto) «L’obiettivo è stato avviare un progetto continuativo che nel tempo possa fornire indicazioni utili e immediate a tutti gli operatori coinvolti rispetto a una metrica ormai imprescindibile».

La Viewability delle impressions pubblicitarie, in effetti, sta diventando una metrica di importanza crescente per la pianificazione, il controllo e l’acquisto dell’online advertising. Tuttavia, spesso le informazioni a disposizione del mercato generano complessità e scarsa condivisione fra gli operatori. Ecco che il primissimo passo operato da UPA e FCP-Assointernet è stato proprio quello di fornire delle definizioni chiare e condivise delle parole chiave per comprendere al meglio l’argomento, come “served impressions”, “traffico non umano”, “traffico out of geo” e così via.

«Si tratta di un passo importante. Una base su cui lavoreremo e che svilupperemo ulteriormente», spiega ancora Galantis.

Il documento evidenzia in particolare:

  • Gli elementi da concordare fra le parti preventivamente al lancio della campagna, compreso il fornitore utilizzato dato che fornitori diversi possono dare risultati differenti, e le definizioni di impressions visibili che si intendono adottare;
  • la costruzione del quoziente di viewability impressions visibili/impressions misurabili, dove le impressions misurabili vanno depurate del traffico invalido/non umano e da altri fattori concordati preventivamente fra le parti (ad esempio traffico out of geo e traffico deliverato su domini non previsti nella prenotazione);
  • gli accorgimenti necessari nel valutare i report di viewability, i fattori che influenzano le performance delle campagne in riferimento a questa metrica e i perimetri di misurabilità in base a diversi formati e device.

Tra i “Suggerimenti per il Mercato”, è stato previsto anche un paragrafo dedicato alle Modalità d’Acquisto, incentrato sostanzialmente sulla compravendita degli spazi in programmatic: «Qui abbiamo voluto sottolineare la necessità di prevedere un monitoraggio della viewability delle campagne e del traffico non umano/invalido da parte di organi di ricerca indipendenti, perché l’acquisto in programmatic può originare performance peggiorative visto che spesso porta con sé elementi che possono inficiare i dati», spiega ancora Galantis.

Il documento è il frutto di un ampio e complesso percorso di confronto e monitoraggio di alcune delle principali realtà attive nella misurazione della Viewability, come comScore, DMA-Nextplora, Doubleclick for Publishers, Moat, Nielsen, Sizmek.

Prossimi Step

Il tema della viewability, come emerge da questo primo documento programmatico prodotto da UPA e FCP-Assointernet, è ben lungi dall’essere arrivato ad una conclusione, in Italia così come in qualsiasi altro Paese del mondo. L’evoluzione continua, tecnologica e di mercato, richiedono aggiornamenti costanti, di cui ci faremo promotori nel nostro Paese.

È fondamentale che questo processo culturale e conoscitivo porti ad una o più nuove currency riconosciute da tutti o comunque dalla maggior parte degli attori del mercato. «Si tratta di un processo che cominceremo all’inizio del 2016, auspicando di produrre un’ipotesi di sistema in tempi molto brevi», spiega ancora Galantis.

I primi step del 2016 consisteranno nella realizzazione di un test che verifichi le discrepanze nella misurazione della stessa campagna tra i diversi istituti di misurazione e il coinvolgimento di tutte le altre associazioni interessate a convergere su questi temi.

[Questo articolo è stato pubblicato in prima battuta su Engage.it]

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