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L’utilizzo di Ads.txt migliora la monetizzazione delle inventory. Lo dice Google

Il costo medio di uno spazio acquistato tramite una delle piattaforme di Big G è aumentato da quando la società ha adottato lo strumento anti-frode. Segno dell’efficacia del tool

di Alessandra La Rosa
02 dicembre 2017
ads.txt

I tentativi di combattere le inventory fraudolente stanno mostrando segni di successo, non solo sulla qualità degli acquisti media delle aziende, ma anche sui prezzi delle impression stesse.

Ne è convinta Google, che in un articolo pubblicato dal Wall Street Journal traccia un bilancio su come è cambiato il valore delle inventory acquistate tramite DoubleClick dopo l’adozione dello strumento Ads.txt, e dona speranze agli editori preoccupati di come il fenomeno delle frodi possa depauperare la monetizzazione delle loro property.

Dallo scorso mese, Google ha preso una decisa posizione a favore di Ads.txt, l’indice preformattato di Google che rende pubblici, per i siti che aderiscono al progetto, i nomi dei rivenditori pubblicitari autorizzati. Come spiega Big G in questo blog post, le piattaforme di acquisto di Google attualmente filtrano tutte le inventory non autorizzate, attenendosi a quanto dicono i file ads.txt, e aziende e agenzie che utilizzano la DSP DoubleClick Bid Manager e AdWords non potranno acquistarle.

Del resto, la stessa adozione di Ads.txt è aumentata considerevolmente in questi mesi e settimane, anche e soprattutto grazie alla decisione di sempre più DSP (la più recente è AppNexus) di non effettuare acquisti da rivenditori non riconosciuti come autorizzati da queste liste. Nel grafico di seguito, ecco quanto è aumentato il numero di siti provvisti dell’indice Ads.txt, secondo un’indagine di Google.

ads.txt-google

Secondo Google, questo fatto ha anche delle conseguenze sul fronte prezzi. Big G infatti ha rilevato che il costo medio di uno spazio adv acquistato tramite una delle sue piattaforme di acquisto è aumentato nel corso delle ultime tre settimane, il che secondo la società è da attribuire proprio all’adozione dello strumento.

Quello che succede, insomma, è che i prezzi per inventory “sicure” diventano più alti.

Pooja Kapoor, head of global strategy, programmatic and user trust di Google, è convinta che i prezzi aumenteranno ulteriormente, man mano che Ads.txt verrà più ampiamente utilizzato. «Ci aspettiamo che i costi cresceranno una volta che taglieremo via le inventory non autorizzate», ha dichiarato la manager. E in effetti, in un momento in cui trasparenza e brand safety sono due temi particolarmente sentiti nel mondo della pubblicità digitale, i brand potrebbero essere disposti a pagare un po’ di più per evitare che le loro campagne appaiano su siti che non sono quelli apparentemente acquistati e che magari presentano contenuti non appropriati.

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