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Un italiano su tre è disposto a condividere i suoi dati in cambio di un vantaggio immediato

Secondo una ricerca di GfK, a livello globale la percentuale di persone disposte a comunicare i propri dati a fronte di agevolazioni è superiore a quella di chi è totalmente contrario, soprattutto tra i giovani

di Alessandra La Rosa
27 gennaio 2017
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In Italia, una persona su tre si dichiara favorevole a condividere i suoi dati personali in cambio di un vantaggio immediato. E’ quanto è emerso da uno studio di GfK, che ha coinvolto un campione internazionale di oltre 22.000 persone.

Secondo i risultati dello studio, la percentuale di persone disposte a comunicare i propri dati in cambio di qualcosa è superiore a quella di chi è totalmente contrario. In particolare, circa un quarto degli intervistati (27%) si è dichiarato d’accordo con la possibilità di condividere i propri dati personali in cambio di vantaggi come servizi, promozioni, ma anche un’esperienza di acquisto più rapida e personalizzata. Per contro, il 19% delle persone ha dichiarato di essere totalmente in disaccordo con questa idea.

I risultati dell’indagine a livello internazionale

Lo studio ha messo in luce alcune differenze tra i Paesi, informazioni che possono essere utili alle aziende per capire come rivolgersi ai potenziali clienti nel momento in cui si richiede la cessione di alcuni dati personali. La Cina conta la percentuale più alta di persone disposte a condividere i propri dati personali in cambio di benefici: ben il 38% degli intervistati ha dichiarato di essere sicuramente disposta a farlo. Altri paesi dove la percentuale di persone favorevoli è più alta della media sono il Messico (30%), la Russia (29%) e l’Italia (28%).

I cinque paesi con le percentuali più alte di persone fermamente contrarie alla possibilità di condividere i propri dati sono Germania (40%), Francia (37%), Brasile (34%), Canada (31%) e Paesi Bassi (30%).

Ventenni e trentenni i più disposti a condividere i propri dati

L’età dell’intervistato sembra influenzare la facilità con cui si accetta di condividere i dati personali. Ventenni e trentenni sono in assoluto i più propensi a comunicare i propri dati: nella fascia 30-39 anni i favorevoli sono il 34%, mentre nella fascia 20-29 anni sono il 33%. A differenza di quanto succede in Italia, a livello internazionale gli adolescenti (15-19 anni) sono abbastanza favorevoli (28%) rispetto a questa opportunità.

Non emergono invece grandi differenze tra uomini e donne su questo tema: entrambi i generi si attestano al 27% di persone favorevoli. Tra le donne è però più alta la percentuale di chi si dichiara fortemente in disaccordo con la possibilità di condividere i propri dati in cambio di un vantaggio (21%, contro il 18% degli uomini).

La situazione in Italia

Le risposte degli italiani si collocano leggermente al di sopra della media internazionale: il 28% degli intervistati ha infatti dichiarato di essere disposto a comunicare i propri dati in cambio di benefici di qualche sorta.

Questa percentuale non varia tra uomini e donne, mentre emerge chiaramente come i più favorevoli alla condivisione dei dati siano i trentenni (32%), seguiti dalle fasce d’età 20-29 anni (31%) e 40-49 anni (30%). I meno favorevoli in assoluto sono gli over 60 con il 24%, mentre a sorpresa i più giovani sono quelli che esprimono maggiori perplessità: nella fascia d’età 15-19 anni ben il 31% degli intervistati si dichiara fortemente in disaccordo.

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