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Sempre più aziende utilizzano l’attribuzione. Ma c’è incertezza su come interpretare i dati

Secondo uno studio globale, otto aziende su dieci usano qualche forma di attribuzione, ma ben sette su dieci hanno difficoltà a tradurre in azione le informazioni raccolte

di Alessandra La Rosa
11 ottobre 2017
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Otto su dieci aziende utilizzano qualche forma di attribuzione, ma ben sette su dieci hanno difficoltà a tradurre in azione le informazioni raccolte. Lo rivela uno studio di AdRoll, The 2017 State of Marketing Attribution, realizzato insieme ad Econsultancy e basato su uno studio di circa 1000 aziende e agenzie tra Europa, Nord America, Giappone e regione Asia-Pacifico.

Secondo i dati dello studio, la maggior parte delle società coinvolte utilizza un modello di attribuzione, ma non tutte lo adottano per ogni campagna, e non in tutti i casi ne analizzano i risultati: solo il 39% delle aziende utilizza una forma di attribuzione sulla maggioranza o su tutte le campagne e analizza le informazioni ricevute, percentuale che scende addirittura al 13% nel caso delle agenzie.

Secondo AdRoll, c’è una diffusa incertezza su come interpretare i dati, soprattutto a causa del proliferare di touchpoint e informazioni, a partire da un numero sempre maggiore di strumenti di marketing, che rendono più complicato per aziende e analisti prendere delle decisioni sicure.

Alla domanda su quali sono i principali obiettivi nell’uso dell’attribuzione, il 60% ha risposto “ottimizzare il media mix”, seguito da “comprendere il customer journey/ciclo di vendita” (57%) e da “poter giustificare la spesa digital” (56%).

Tra le varie aree geografiche, è il Nord America quello con il maggior numero di società che usano l’attribuzione su tutte o quasi tutte le campagne (51%), dato che precipita al 19% nel caso dell’Europa.

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