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Le parole del mondo Programmatic: DMP, DSP, SSP

Cosa vuol dire DMP? Cos’è una DSP? E una SSP? In questa rubrica di Programmatic Italia proviamo a spiegare alcuni dei termini più diffusi in ambito Programmatic, partendo da tre parole chiave

di Alessandra La Rosa
10 ottobre 2016
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DMP, DSP, SSP. E poi Header Bidding, Pixel Tag e Attribution. E ancora First, Second e Third Party Data, Private Marketplace e Lookalike Audience. Il mondo della pubblicità in Programmatic è pieno di termini nuovi, spesso difficili da comprendere per i non addetti ai lavori. E parte della diffidenza che alcune realtà ancora hanno nei confronti dell’advertising data-driven passa proprio dalla difficoltà nel comprenderne il linguaggio: un linguaggio profondamente tecnico e ricco di parole prese in prestito dall’inglese.

Da oggi proviamo a spiegare in modo semplice alcuni dei termini più diffusi in ambito Programmatic. Cominciamo con tre parole chiave: DMP, DSP e SSP.

DMP (Data Management Platform)

Una DMP, letteralmente “piattaforma di gestione dei dati”, è un sistema tecnologico che serve a raccogliere, ordinare e utilizzare dati, utile agli investitori pubblicitari e agli editori per migliorare l’acquisto o la vendita di spazi pubblicitari online.

I brand (e/o i loro centri media) usano le DMP per aumentare il valore di qualsiasi tipo di informazione abbiano a disposizione sugli utenti internet e sui mezzi. Gli investitori possono caricare sulla DMP dati di loro proprietà (first-party data) – come email dei clienti, dati di CRM etc. – e incrociarli con altri set di dati reperibili sul mercato (third-party data) per prendere decisioni di marketing migliori. Allo stesso modo, editori e concessionarie di pubblicità possono caricare in una DMP dati sugli utenti o informazioni sui contenuti pubblicati sui propri siti per aumentare il valore del proprio inventario di spazi pubblicitari.

DSP (Demand-Side Platform)

La DSP, letteralmente “piattaforma lato domanda”, è un software utilizzato da aziende o centri media – gli attori “lato domanda” della compravendita di uno spazio pubblicitario – per acquistare spazi pubblicitari in Programmatic. Tramite la DSP, essi impostano i vari parametri della loro campagna, dai dettagli delle aste alle tipologie di impression che vogliono acquistare, dalla durata della pianificazione alla creatività che intendono veicolare al loro target. Impostare questi criteri è molto importante, perché sarà in base ad essi che la campagna verrà poi erogata automaticamente sugli spazi più idonei.

All’interno delle DSP possono essere integrate anche delle DMP, utili alle aziende per affinare il target da raggiungere con la campagna, degli ad exchange o delle SSP preferenziali.

SSP (Sell-Side Platform)

A differenza della DSP, utilizzata dagli inserzionisti per acquistare pubblicità, la SSP (acronimo che sta per Supply-Side Platform o Sell-Side Platform, letteralmente “piattaforma lato vendita”) è un software utilizzato dagli editori per vendere il proprio inventario di spazi pubblicitari. Si configura come un mercato virtuale, da cui ad exchange, network e trading desk possono selezionare le posizioni più adatte alla campagna impostata tramite la DSP.

La SSP consente inoltre agli editori di impostare dei parametri che determinano i criteri di vendita dei loro spazi pubblicitari. I publisher infatti possono utilizzarla per stabilire i loro termini delle aste, per gestire aste private a cui sono invitati a partecipare solo selezionati inserzionisti (i cosiddetti private marketplace) o per stabilire il tipo di cliente o di pubblicità che può acquistare lo spazio.

All’interno delle SSP, così come succede con le DSP, possono essere integrate delle DMP, tramite cui l’editore può fornire dati su utenti e contenuti e aumentare la qualità del proprio inventario di spazi pubblicitari.

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