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La potenza del Programmatic Advertising

Quando l’automatizzazione diventa un valido alleato per marchi ed investitori anche per la campagne branding

di Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia
01 febbraio 2017
Quantcast-Ilaria Zampori

La pubblicità digitale è in piena espansione. Sempre più consistenti porzioni di budget migrano nella progettazione e realizzazione di campagne adv online, in particolare nel programmatic advertising. Soprattutto nel campo del marketing a performance, il programmatic è immensamente riconosciuto perché permette un approccio più mirato e indirizzato a fidelizzare i consumatori già noti attraverso l’erogazione di annunci capaci di cogliere le aspettative e le esigenze dell’utente, incrementando così anche il numero delle conversioni.

Il programmatic però, a differenza di quanto molti credono, non è solo performance. Diventa infatti un valido alleato anche per le campagne branding, fondamentali per definire una buona reputazione del marchio e attirare nuovi potenziali clienti. Nel complesso e competitivo mondo digitale gli inserzionisti hanno bisogno di una strategia di successo in grado di raggiungere la persona giusta al momento giusto con il messaggio giusto.

Ed è proprio qui che questo strumento gioca un ruolo importante aumentando l’attenzione del consumatore e migliorando la percezione del brand sin dalle prime fasi della customer journey. Con una campagna branding efficace e mirata, gli investitori hanno infatti l’opportunità di entrare in relazione con l’utente prima ancora che inizi la ricerca, riservandosi un posto significativo e di valore all’interno di una lista di aziende molto limitata, da cui il consumatore comincia il suo processo di acquisto, come evidenziato anche dall’ultima ricerca commissionata da Quantcast e condotta da Basic Research La strada meno battuta: nuovi insight da Quantcast nel percorso decisionale del consumatore“, svolta a livello mondiale su 2.300 consumatori, per misurare il ruolo che brand, pubblicità e altri touchpoint rivestono nel percorso decisionale del consumatore.

Alla base però di una pianificazione ad hoc e una campagna efficiente con certezza di risultati sono necessari dei dati solidi e incisivi, comunemente conosciuti come Big Data. Un vero e proprio valore aggiunto per il marketing se abilmente processato e sfruttato. Ecco perché diventa essenziale l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e del machine learning per un’analisi minuziosa dei dati e una definizione delle informazioni più importanti per raggiungere il target di riferimento, evitando inutili sprechi di investimenti pubblicitari. Conoscere il comportamento di ricerca online del consumatore, ciò che gli interessa e quali prodotti e servizi ha intenzione di acquistare garantisce ai marketer degli insight che possono tradursi in campagne pubblicitarie mirate e studiate sui bisogni e i desideri di ogni singolo individuo.

Nonostante la continua crescita del programmatic, c’è però ancora margine di miglioramento: inserzionisti, agenzie ed editori sono ancora lontani dallo svelare il suo enorme potenziale. Troppo spesso purtroppo l’attenzione si concentra solo sulle performance, tralasciando erroneamente la creazione di una profonda e consolidata brand awareness. In realtà, branding e performance non agiscono l’uno contro l’altro, ma insieme. Uno rappresenta il completamento dell’altro. Ecco perché l’approccio di Quantcast consiste nell’investire costantemente nello sviluppo di nuove soluzioni branding, come Brand Audiences che garantisce ai marketer di raggiungere la propria brand audience ideale grazie ad un utilizzo sempre più strategico e sinergico dei dati proprietari della società ad-tech, tradotto nella perfetta combinazione dei dati demografici e quelli relativi al comportamento di ricerca online. Soluzioni branding che ovviamente devono essere congiunte anche ad attività di Direct Response che permettono di convertire il brand engagement ottenuto in conversioni reali e concrete.

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