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L’ANA lancia un nuovo progetto contro le frodi e la tech tax

L’obiettivo è quello di misurare quanto effettivamente, di un investimento pubblicitario, si perde nella lunga catena del valore, e di recuperare fino a 20 miliardi di dollari da intermediari e processi fraudolenti. L’iniziativa coinvolge TrustX, ad exchange realizzato dalla Digital Content Next

di Caterina Varpi
21 agosto 2017
ad-fraud

La statunitense Association of National Advertisers ha lanciato un progetto pilota di sei mesi per combattere l’ad fraud e fare chiarezza sulle commissioni e tariffe trattenute dalle aziende ad tech nel settore della pubblicità digitale.

Secondo i dati dell’ANA, infatti, solo 30-40 centesimi di ogni dollaro speso in pubblicità digitale raggiungono effettivamente gli editori. Dal canto loro, le aziende ad tech dichiarano di addebitare queste spese per ottimizzare le campagne pubblicitarie, per trovare, ad esempio, il giusto target di un annuncio o l’inventory migliore. In questo però l’Associazione vede un maggior ritorno per gli operatori di tecnologia oltre che frodi difficili da individuare nella loro complessità.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di portare questa cifra fino a 70 centesimi, recuperando 20 miliardi di dollari da vari intermediatori o da processi fraudolenti. Il progetto pilota parte con 35 inserzionisti e oltre 50 milioni di spesa su 30 editori online premium, e tra i suoi scopi c’è naturalmente anche quello di misurare quanto effettivamente, di un investimento pubblicitario, si perde nella lunga catena del valore.

In particolare, l’iniziativa coinvolge TrustXad exchange realizzato dalla Digital Content Next (DCN), associazione di categoria che rappresenta alcune tra le più importanti aziende mediali globali, con l’obiettivo di portare maggiore trasparenza nella pubblicità online (leggi l’articolo dedicato). La piattaforma garantisce che gli inserzionisti paghino solo per le transazioni umane e visualizzabili in ambienti brand-safe.

I membri dell’ANA e altri marketers erano già liberi di utilizzare TrustX. Ora sono resi disponibili dati aggiuntivi e analisi attorno alla quota di budget che arriva effettivamente nelle tasche degli editori.

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