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Inventory fraudolente, in Italia il 20% degli spazi pubblicitari video è “fake”

Il dato si abbassa al 6% per quelli desktop e a circa il 4% per smartphone e tablet. Lo rivela una ricerca internazionale, che passa anche in rassegna i formati mobile più soggetti a frodi

di Alessandra La Rosa
11 maggio 2017
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Quanto delle inventory desktop, video e mobile è fraudolento? Se lo è chiesto Pixalate. La società, in una sua recente ricerca relativa al primo trimestre 2017 ha analizzato gli spazi pubblicitari gestiti in Programmatic di circa 200 Paesi, Italia inclusa, cercando di individuare quanti di essi fossero “fake”.

Il risultato, naturalmente, dipende da Paese a Paese, e, in parte, anche da canale a canale.

Sul fronte Desktop, i Paesi in cui è più forte l’incidenza delle frodi pubblicitarie è il Giappone, con addirittura l’81% delle impression commercializzate in modalità automatizzata individuato come fraudolento. Seguono, ad ampia distanza, Brasile (36%) e Stati Uniti (35%).

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Sul Mobile troviamo al primo posto la Germania (44%) seguita da Stati Uniti (38%) e Messico (18%). Sul Video, infine, la prima posizione è dell’India (34%), seguita da Stati Uniti (27%) e Canada (23%).

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E l’Italia? Il nostro Paese sembra avere basse percentuali di inventory fraudolente su Desktop e Mobile, ma sul fronte Video la situazione sembra essere meno rosea. Secondo i dati di Pixalate, in Italia il 20% degli spazi pubblicitari video è “fake”, contro il 6% di quelli desktop e circa il 4% su smartphone e tablet.

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La società approfondisce ulteriormente l’aspetto delle frodi mobile, evidenziando come in generale le inventory fake siano più frequenti in ambiente in-app che su mobile web. Ciò avviene sia a livello Display che su Video.

La ricerca ha passato in rassegna anche i formati più soggetti a frodi sul mobile, sia in ambito Display che in ambito Video. Nel primo caso si tratta del formato IAB standard Smartphone App 320×50, con un’incidenza del 36,6%.

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In ambito Video, invece, è la soluzione Smartphone App 320×480, identificato come fraudolento nel 55,8% dei casi.

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