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Il Programmatic quest’anno arriverà al 47% della pubblicità display nel mondo

Per il programmatic video, invece, un aumento più contenuto. Lo stima GroupM in un nuovo report, in cui evidenzia anche alcuni tra i temi caldi del settore

di Alessandra La Rosa
04 maggio 2018
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Nel 2017, il 44% degli investimenti display online nel mondo sono stati transati in programmatic, rispetto al 31% del 2016. E la percentuale raggiungerà il 47% nel 2018. E’ quanto stima GroupM all’interno del suo studio “Stato del digitale“, che ha analizzato a livello globale come vengono fruiti i media e quali sono le tendenze degli investimenti pubblicitari.

Secondo i risultati del report, l’andamento degli investimenti video online in programmatic mostra invece un aumento più contenuto: il 22% nel 2017 rispetto al 17% del 2016, e si prevede che la percentuale arriverà al 24% in questo anno (i calcoli di GroupM sono ponderati in relazione alle dimensioni dei dati economici per pubblicità dei Paesi).

I temi caldi del settore

Ma al di là delle cifre, lo studio di GroupM si è poi soffermato anche su alcuni dei principali argomenti caldi del mercato, su cui la società ha chiesto parere alla vasta rete di WPP.

Una delle parole chiave del mercato è sicuramente “Blockchain“, su cui però fino ad ora ci sono pochi esempi di applicazione pratica. «Il punto di forza più importante della Blockchain è rappresentato da questa sorta di conoscenza distribuita che informa tutti su tutto e pertanto diventa un’opportunità per ridurre le inefficienze e gli inganni. Tuttavia, il suo tallone di Achille è rappresentato dalla necessità di aggiornare tutti i computer che partecipano in ogni momento, ed è un processo troppo lento per un mondo che vive in tempo reale», ha dichiarato Adam Smith, Direttore Futures di GroupM.

Di contro, i partecipanti al sondaggio hanno segnalato grandi sviluppi e distribuzioni su grande scala per l'”Intelligenza Artificiale“. «Probabilmente, oggi gli strumenti più avanzati di marketing sono gli algoritmi avanzati che aiutano i marchi ad analizzare quali posizionamenti creativi o dei media stiano ottenendo le prestazioni migliori, su scala e velocemente – ha dichiarato Smith -. Tra molteplici applicazioni future, si prevede che l’Intelligenza Artificiale emergerà per contrastare le frodi che aggirano le soluzioni basate su regole convenzionali».

Ancora, il tema “Dati“: sulla loro applicazione agli investimenti media, i partecipanti hanno indicato la presenza di molte opportunità di miglioramento. I clienti sono sempre più consapevoli del valore dei dati posseduti o acquistati, ma sono spesso contrari ai rischi che possono derivare dal loro sfruttamento e dalla loro archiviazione e distribuzione. In molti Paesi più piccoli, vi è scarsità di dati disponibili. La maggior parte dei clienti USA utilizza dati proprietari per attivare media digitali, e spesso investono in piattaforme per la gestione dei dati aziendali (DMP). Altri mercati non sono così avanti per una serie di motivi diversi. I marketer che più spesso usano dati di prima parte sono orientati alle performance e guidati dall’ecommerce, e operano tipicamente nei settori auto, viaggi, ospitalità, bancario o a volte dei supermercati con sistemi di vendita capillari ben gestiti.

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