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Google: la questione brand-safety di YouTube potrebbe “costare” 750 milioni di dollari

Continua l’emorragia di aziende che decidono di interrompere le loro pianificazioni sulle piattaforme di Big G. Intanto Schmidt mette le mani avanti, e GroupM fa una proposta

di Alessandra La Rosa
27 marzo 2017
google

Una somma vicina a 750 milioni di dollari. E’ quanto potrebbe costare a Google la faccenda, non ancora risolta, della pubblicità brand-safe sulle sue piattaforme.

Secondo gli analisti, tanto potrebbe valere il boicottaggio (attualmente in corso) attuato da una serie di inserzionisti, preoccupati di vedere i propri annunci accanto a contenuti “sensibili”. Una vera e propria emorragia di aziende, iniziata nel Regno Unito con il Guardian, i clienti di Havas UK (tra cui O2, Royal Mail, BBC, Dominos e Hyundai Kia) e una serie di altri importanti brand come L’Oreal, Volkswagen, Renault, McDonald’s e Royal Mail, poi proseguita negli Stati Uniti con Verizon, AT&T, Johnson & Johnson, PepsiCo, Walmart e Starbucks, e ora continuata in Australia con, tra i vari, Vodafone, Nestlé e Holden.

A quanto sembra, i brand non sarebbero molto convinti delle nuove misure che Google sta approntando in tema di brand safety. Dopo aver chiesto scusa alla industry per aver creato un danno di immagine ad alcuni brand i cui annunci apparivano accanto a contenuti pro-ISIS o di gruppi neo-nazisti, Big G si è affrettata ad annunciare l’immimente arrivo (atteso per le prossime settimane) di nuove politiche pubblicitarie volte a una maggiore sicurezza per l’immagine degli inserzionisti. Una serie di novità che però non sono bastate a calmare le preoccupazioni delle aziende.

A tutto ciò, poi, non ha certamente giovato quanto dichiarato nei giorni scorsi da Eric Schmidt, ex ceo di Google e attuale chairman di Alphabet, che in un’intervista a Fox Business ha fatto sapere che, nonostante le attese nuove misure, Google «non può garantire» che le campagne non appaiano accanto a contenuti che gli inserzionisti potrebbero trovare inappropriati. «Non possiamo garantirlo – ha dichiarato il top manager -, ma possiamo andarci molto vicino».

Intanto, secondo quanto riporta il Financial Times, le aziende starebbero trattando con Google per avere sconti sugli spazi pubblicitari premium. La testata cita Rob Norman, chief digital officer di GroupM, il quale dichiara di aver suggerito a Google, in una serie di colloqui attualmente in corso, una «serie di azioni per offrire maggiori comfort e sicurezza» agli inserzionisti. Tra di esse ci sarebbero anche prezzi più bassi per le inventory premium di Youtube: secondo il manager, infatti, invece di far pagare di più per consentire ai brand di targettizzare audience di qualità e specifici contenuti, Google dovrebbe evitare questi costi extra e rendere queste opzioni uno standard.

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