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First-party data: quanto sono usati nell’acquisto di pubblicità video?

L’attivazione dei dati di prima parte per il media buying sta aumentando col tempo, secondo i risultati di uno studio di Videology. Ma non mancano difficoltà

di Alessandra La Rosa
21 luglio 2017
big-data-audience-targeting

La percentuale di campagne tv e video che utilizzano i dati degli inserzionisti è aumentato dal 5% del 2015 all’11% del 2017. Lo rivela una ricerca di Videology, che ha analizzato il tasso di adozione di first-party data sulle campagne video transate attraverso la propria piattaforma.

L’uso dei dati di prima parte, per quando ancora limitato, è in crescita. Questo tipo di informazioni, inerenti i clienti di un brand o i visitatori del suo sito, è percepito sempre più come vantaggioso dagli inserzionisti, in quanto utile a raggiungere i propri consumatori o a crearne di nuovi attraverso messaggi targettizzati e tagliati su misura per il tipo di utente.

Secondo i risultati dello studio, il 69% degli inserzionisti digitali ammette di utilizzare i propri dati per la pianificazione e l’acquisto di pubblicità, mentre il 61% dice di farlo per acquisire informazioni sui propri consumatori, e circa la metà per migliorare i servizi di CRM. In ogni caso, sembra che i dati di prima parte vengano utilizzati per lo più per fare retargeting sugli attuali clienti (così dicono tutti i rispondenti), mentre più della metà li sfrutta per anche per misurare l’efficacia di una campagna o per tagliare su misura dei messaggi in base a comportamenti passati dell’utente.

Naturalmente, l’utilizzo di questo tipo di dati non è cosa semplice, e comporta anche delle sfide. I risultati del report di Videology rilevano che per circa il 30% degli inserzionisti è difficile attivarli al meglio. Tra le principali criticità ci sono i costi, la scalabilità e l’accuratezza, e l’implementazione.

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