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Commanders Act, Frassinetti: «Ottimizzare le performance adv? Servono dati e un approccio omnicanale»

Ragionare in ottica one-to-one e multidevice è fondamentale, secondo il Country Manager Italy della società attiva nella raccolta e attivazione dei dati, che intanto anticipa: «Siamo concentrati sullo sviluppo della DMP e di partnership con altri player»

Teresa Nappi
19 luglio 2017
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Marco Frassinetti

Attivare i dati nel processo programmatico, ma in generale in ambito digital advertising, è la vera grande sfida per pianificazioni vincenti. Ma cosa significa tecnicamente? «Generalmente, attivare i dati viene interpretato come utilizzare le audience disponibili nella DMP per esporre ai clienti o potenziali tali, messaggi pubblicitari mirati e accattivanti sui canali da loro maggiormente usati», spiega Marco Frassinetti, Country Manager Italy di Commanders Act. La realtà europea permette ai propri clienti di monitorare le campagne digitali omnichannel e cross device e di raccogliere, riconciliare e attivare i propri dati, sia on sia offline «per cercare di veicolare una vera e propria storia sui prodotti, più che un semplice messaggio pubblicitario, sempre più in ottica one-to-one e sempre più dinamica nel tempo», spiega ancora il manager, che in questa intervista anticipa come gli sforzi di Commanders Act siano concentrati sullo sviluppo della DMP e su partnership chiave con altri player di mercato.

Marco, perché è così importante ragionare in ottica one-to-one?

«Ciascun utente ha le proprie abitudini di interazione: c’è chi usa i canali social, chi utilizza prettamente testate giornalistiche online, chi si limita al solo utilizzo dei motori di ricerca. Ogni utente è un caso a se stante, e proprio per questo è fondamentale che la storia venga raccontata sui canali maggiormente utilizzati da ciascuno. Seguire questo principio significa da un lato aumentare il ROI delle proprie campagne ed evitare dispersione inutile di budget pubblicitario, e dall’altro coccolare l’utente dimostrandogli che la storia che gli sto raccontando è in linea con i suoi interessi, la sua cultura, le sue abitudini. In sostanza, se ciascun editore o inserzionista si muovesse in questa direzione, toglieremmo linfa vitale e ragion d’essere agli ad-blocker».

L’utente però lamenta sempre più invalidità e mancanza di coerenza degli annunci con il proprio journey online. Perché siamo ancora in questa situazione?

«Il mercato, agenzie e vendor media, hanno come slogan: “Il giusto messaggio, al giusto cliente, al momento giusto, con il giusto contenuto sul giusto device”. La realtà è che il 59% degli utenti ritiene che la pubblicità che riceve ogni giorno non è in linea con i suoi bisogni del momento. Questo perché le esperienze dei clienti sono molto spesso cross-canale. E il problema è che i diversi canali anche se interconnessi tra loro agiscono separatamente e non sono in grado di fornire una customer experience univoca. Per garantire una esperienza di navigazione completa e interconnessa bisogna implementare una strategia customer centric e avere un approccio omnichannel. Il primo step fondamentale è quello di identificare gli utenti cross device & cross channel ed è proprio in questo che Commanders Act fa la differenza. Permette di avere un approccio omnichannel e utilizzare le informazione raccolte sui clienti tramite la DMP per ottimizzare le perfomance, veicolando messaggi pertinenti omnichannel & cross-device».

Intanto, le aziende che investono puntano a risultati misurabili e alla brand safety. Come contribuite al raggiungimento di questi obiettivi?

«Il nostro sistema di misurazione di performance delle campagne, chiamato Mix Commander e parte della nostra suite, consente non solo di capire il contributo in termini di revenue e ROI di ogni singolo canale, bensì anche eventuali errori commessi durante la pianificazione delle campagne, con particolare riferimento alle campagne RTB; qualora quindi risultassero delle impression erogate su domini o pagine indesiderati o inopportuni per il brand, lo strumento è in grado di rilevarle e consentire la correzione della pianificazione al media planner. Lo strumento chiaramente non si limita soltanto ad azioni correttive, si configura bensì come uno strumento fondamentale per analizzare in dettaglio il contributo che apporta ciascun canale al proprio business, in termini di conversioni, revenues generate, costi e relativi ROI. Mix Commander si pone sul mercato quindi come strumento unico nel suo genere, di importanza cruciale per ogni marketer che voglia avere una visione a 360 gradi e super-partes delle propria presenza sul web, nonché chiaramente rendere profittevole il proprio business».

Quale effetto ha quindi tutto questo sul ROI di chi investe?

«L’implementazione di strategie omnichannel permette di comprendere le sinergie tra online e offline. Data la complessità del customer journey è fondamentale dotarsi di strumenti di attribuzione come quello offerto da Commanders Act per comprendere il vero impatto degli investimenti digitali. Mediamente i nostri clienti arrivano a un aumento del ROI compreso tra il 15 e il 20% essendo in grado di ripartire il proprio budget media, sui canali più performanti».

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Attualmente su cosa vi state concentrando? Quali saranno i vostri prossimi passi per questo 2017?

«Gli sforzi sono concentrati sulla nostra DMP e su partnership chiave con altri player di mercato. Lato DMP, stiamo puntando sul machine learning. Il Prediction Tree è il primo step verso l’intelligenza artificiale in Commanders Act. I campi di applicazioni sono differenti e stanno portando a risultati sorprendenti. Possiamo per esempio prevedere chi tra tutti gli utenti che visitano il sito ha una propensione di acquisto elevata (90%) in base al comportamento di navigazione, ed escludere questa audience da liste di retargeting (Google, Facebook, eccetera) per ottimizzare quel canale specifico. Per darvi dei numeri, Promod ha avuto un saving del 10% annuo e ha reinvestito il budget su altri canali marketing. Un altro campo di applicazione è il look-a-like modeling. Si può per esempio comprendere chi dei visitatori anonimi ha un profilo simile a clienti VIP. In questo modo si possono implementare strategie di marketing personalizzate in quanto si ha una conoscenza maggiore dell’utente che si ha di fronte».

E sul fronte partnership?

«Una partnership importante portata a termine alla fine del 2016 è quella con Criteo. Attraverso la nostra integrazione siamo in grado di riconciliare gli utenti cross device e di conseguenza permettere ai nostri clienti comuni di conoscere meglio i percorsi di acquisto degli utenti. Altra importante integrazione è quella di Funnel.io, per importare in automatico i costi delle campagne all’interno della nostra piattaforma di attribution per comprendere meglio il ROI. Siamo molto attivi sul mercato e vogliamo fornire ai nostri clienti una soluzione completa per l’implementazione di strategie omnichannel».

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