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Trasparenza nel Programmatic, l’ANA rilascia una guida per gli inserzionisti

Il documento dell’Association of National Advertisers fornisce soluzioni pratiche per ottenere un maggior controllo sugli investimenti media. E rileva la mancanza di standard e protocolli a livello di industria

di Cosimo Vestito
19 maggio 2017
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Con il suo ultimo studio, l’Association of National Advertisers (ANA) ha fornito alle aziende precise raccomandazioni circa le azioni da intraprendere per migliorare la trasparenza nell’ecosistema programmatico.

La ricerca, intitolata “Programmatic: Seeing Through the Financial Fog” e condotta dall’ANA, l’Association of Canadian Advertisers (ACA), Ebiquity e AD/FIN, ha preso considerazione oltre 16 miliardi di transazioni automatiche effettuate dagli inserzionisti partecipanti.

Bob Liodice, Ceo dell’’ANA, ha affermato lo scopo del progetto è offrire soluzioni pratiche agli inserzionisti volte ad aiutarli ad ottenere maggior controllo sui propri investimenti programmatici, investigando, allo stesso tempo, i costi e l’economia di questo ecosistema. Lo studio cita le criticità concernenti la diffusione di accordi impliciti sull’acquisto programmatico tra marketer e agenzie e la disparità di conoscenze circa il funzionamento del comparto.

Denunciata anche la mancanza di standard e protocolli a livello di industria, che aiuterebbero gli inserzionisti ad analizzare i costi e l’efficacia dei loro investimenti. Il rapporto ha anche suggerito che i marchi potrebbero riscontrare problemi a gestire i loro investimenti programmatici con rigore e disciplina pari a quelli degli investimenti nei media tradizionali.

“L’acquisto di media in Programmatic sta diventando l’approccio dominante in quanto offre precisione di targeting, scalabilità, efficienza dei costi, ottimizzazione in tempo reale e uno sfruttamento senza precedenti dei big data da parte degli inserzionisti”, ha affermato Liodice, “Tuttavia, il Programmatic rimane complesso e  spesso opaco. Lo studio ANA ha rivelato che questa mancanza di trasparenza rende difficile per gli inserzionisti gestire, misurare e verificare gli investimenti media automatizzati con lo stesso rigore degli investimenti media tradizionali”.

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